dreamvolution [il clone pigro di x-novo]

27 December 2005

Il declino dell’impero italiano continua

Filed under: x-novo — paolo margari @ 2:46 pm

I cinque punti di Francesco Giavazzi (dal Corriere della Sera di un mese fa, 26/11). Chi li accoglierà nella prossima legislatura?

«I programmi elettorali pochi li leggono, e nessuno li ricorda». Secondo Francesco Giavazzi è preferibile dunque assumere qualche «impegno preciso», così come fece Silvio Berlusconi nella campagna per le politiche del 2001, in modo da rendere più facile agli elettori valutare coloro per i quali hanno votato e, nello stesso tempo, rafforzare il governo nei confronti delle lobby che cercheranno di bloccare la sua azione. In questo senso, e per cominciare, Giavazzi propone cinque «questioni specifiche».

L’università

«Per migliorare la qualità delle nostre università, l’unico modo è metterle in concorrenza l’una con l’altra. Chi mette in cattedra delle capre solo perché amici del preside o del rettore deve sapere che rischia di restare senza studenti. Ma per arrivarci bisogna abolire il valore legale della laurea, come in Gran Bretagna, dove le università sono le migliori d’Europa. Il ministro Moratti si è sempre opposto. Chi ha il coraggio di impegnarsi a farlo?»

Gli ordini professionali

«Per introdurre un po’ di concorrenza nelle professioni è necessario eliminare gli albi. Chi ha il coraggio di cominciare cancellando uno dei più inutili ma anche dei più difficili, l’albo dei giornalisti?»

L’indipendenza delle autorità

«La concorrenza dipende dalle leggi, ma anche dalla qualità e dall’indipendenza delle persone nominate a presiedere le autorità, dall’Antitrust alla Banca d’Italia (…). Romano Prodi ha illustrato un progetto coerente e condivisibile di riforma delle Autorità le quali, egli osserva correttamente, sono cadute preda dei grandi monopoli. Ma i tempi per realizzare quel progetto saranno lunghi. S’impegna intanto a iscrivere all’ordine del giorno del suo primo consiglio dei ministri un decreto di cinque righe che disponga la decadenza immediata dell’attuale Governatore della Banca d’Italia? A Berlusconi è ormai inutile chiederlo».

Le privatizzazioni

«L’impegno a privatizzare è in tutti i programmi. Ma in questa legislatura, anziché privatizzare, si è ricostruita l’Iri, chiamando privatizzazioni il trasferimento delle azioni di Eni ed Enel dallo Stato alla Cassa Depositi e Prestiti, che è di proprietà dello Stato. Chi si impegna a disporre, nel primo consiglio dei ministri, lo scioglimento della Cassa, prevedendo che le azioni che essa possiede siano collocate in Borsa? (…) Anni fa lo Stato regalò alla Puglia l’Acquedotto pugliese, il più grande d’Europa, chiedendo solo l’impegno a privatizzarlo. Né il governatore di centrodestra, Raffaele Fitto, né il suo successore di centrosinistra, Nichi Vendola, hanno venduto una sola azione, ma lo Stato, nonostante l’evidente violazione del contratto, fa finta di nulla. Chi si impegna a decurtare dai denari che lo Stato trasferisce alla Regione, non tutto insieme, basta un po’ per anno, il valore dell’Acquedotto?».

Il modello danese

«Per osservare un mercato del lavoro che funziona bene, dove i giovani trovano lavori veri, non il precariato, e c’è poca disoccupazione, non è necessario andare Oltreoceano e copiare l’odioso liberismo americano. Basta studiare la Danimarca, il Paese che protegge chi perde il lavoro più di ogni altro al mondo, e ciononostante ha pochi disoccupati, dimostrazione che un mercato del lavoro efficiente non richiede necessariamente di essere brutali con chi non trova lavoro. La Danimarca c’è arrivata eliminando qualunque ostacolo ai licenziamenti, soprattutto togliendo di mezzo i giudici e il diritto di chi è licenziato ad appellarsi a un tribunale. E così le imprese danesi, sapendo che sbagliare un’assunzione non è un dramma, assumono. Certo la Danimarca non è il paradiso: capita anche che qualche imprenditore cattivo licenzi un dipendente solo perché è iscritto al sindacato. Ma neppure questo è un dramma perché i sussidi di disoccupazione sono generosi e durano tre anni. Però si perdono immediatamente se l’Agenzia del lavoro trova un posto adeguato ed il disoccupato lo rifiuta. Chi si impegna ad adottare il modello danese?».

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