dreamvolution [il clone pigro di x-novo]

2 July 2006

Un primo passo per stralciare le insane corporazioni

Filed under: x-novo — paolo margari @ 7:05 pm

post by paolo margariCome sarà il post decreto? Ci sarà? Speriamo di sì. I tassisti protestino pure, con le tariffe che praticano credo che non si ricorderà nessuno della loro esistenza, a parte qualche ricco padrone-faccia-di-culo che difende la categoria “perché vota il centrodestra”. Insomma, finalmente si vede qualche spiraglio positivo contro le putride corporazioni: tassisti, giornalisti, avvocati, notai, commercialisti, farmacisti… in Italia ogni professione è relegata all’esclusiva appartenenza ad un ordine professionale (non libere associazioni come accade all’estero ma veri e propri monopòli) che decidono chi può fare cosa previo il superamento di esami di stato che, lo sanno anche i bambini idioti, sono palesemente truccati, inoltre fissano le tariffe (altissime), minacciano con la radiazione chi non osserva i diktat, violano costantemente le norme europee sulla libera circolazione di lavoro e professioni in quanto vietano che un professionista comunitario possa esercitare la sua attività in Italia (il mezzo fallimento della direttiva Bolkstein è eloquente).
Finalmente il coraggio del ministro Pierluigi Bersani, supportato dal presidente della commissione attività produttive della camera dei deputati, Daniele Capezzone, sta producendo qualcosa contro le ultraprotezioni tanto care ai benpensanti del centrodestra. Della necessità di queste riforme parlava mesi fa l’economista Giavazzi.
Ora si potranno fissare liberamente le tariffe, non sarà più necessario andare dal notaio per un passaggio di proprietà di automobile, si potrà fare pubblicità, tutto a vantaggio del consumatore.
E’ paradossale che in Italia sia un governo di sinistra a liberalizzare, mentre la destra (almeno chi resta fuori dalle patrie galere) rappresenti la peggiore feccia corporativa e clericale e, nonostante l’evidenza, lotti per mantenere questo meschino status quo.
Così l’ANSA sul pacchetto Bersani

Aderisci alla Petizione online pro consumatori promossa da altroconsumo.

3 Comments »

  1. Lettera aperta alla classe poltica italiana

    I Giovani Legali Italiani, l’Associazione Giovani Medici Italiani, l’Associazione Professionisti Europei Laureati, il Comitato di Difesa degli Architetti e Il Movimento Nazionale Liberi Farmacisti – attraverso un documento unitario – rivolgono al “governo che verra'” le loro richieste:

    I professionisti rappresentati dai sodalizi associativi che sottoscrivono il seguente documento, si rivolgono al futuro Presidente del Consiglio e ai futuri Ministri della Repubblica affinché si assumano la responsabilità politica ed Istituzionale di riformare il sistema legislativo delle professioni intellettuali.

    Affrancare l’economia italiana da rendite di posizione corporative non è solo una priorità d’ordine economico, ma un principio di Libertà irrinunciabile. Il Paese non può più permettersi di sprecare energie e capacità. Il Paese non può più permettersi di sacrificare intere generazioni di talenti sull’altare d’interessi particolari. Il Paese ha il dovere di tutelare le nuove generazioni, affinché il futuro sia affidato a professionisti capaci, che si siano potuti formare grazie a criteri meritocratici e non di nepotismo. Il Paese ha il dovere di dare l’opportunità ai giovani di inserirsi nel mondo del lavoro e di accrescere la professionalità la cui qualità si misurerà nei prossimi anni al cambio generazionale.

    L’Italia ha bisogno di una svolta liberale e riformatrice. Una riforma già richiesta dalla Commissione Europea, dall’Antitrust e recentemente anche dal Fondo Monetario Internazionale, che dovrà essere ispirata alla strategia di Lisbona permettendo all’Italia di competere sugli scenari internazionali a testa alta.

    Vi chiediamo soluzioni che rifuggano la demagogia. Vi chiediamo soluzioni innovative e concrete che siano funzionali all’abolizione -indistintamente per tutte le libere professioni –
    – del numero predeterminato di professionisti autorizzati ad operare nel settore d’appartenenza;
    – delle tariffe minime e massime obbligatorie;
    – del divieto di costituire società intra e interdisciplinari;
    – del divieto di pubblicizzare le proprie competenze e servizi.

    Richiediamo una riforma che rispetti il diritto del consumatore di scegliere in piena autonomia e libertà il professionista idoneo alle proprie necessità e problematiche. Vi chiediamo di aprire il mercato dei servizi professionali alla meritocrazia senza reintrodurre surrettiziamente contrappesi corporativi.

    Noi vi chiediamo coraggio. Il coraggio di permettere a tutti i professionisti di dimostrare le proprie capacità e di contribuire alla crescita economica del Paese.

    Roma, 31 marzo 2006
    Per le Associazioni firmatarie, i rispettivi presidenti:
    Avv. Gaetano Romano
    Dott. Ing. Elena Zunino
    Dott.ssa Alessandra Bagnoli
    Arch. Alberto Scarzella
    Dott. Vincenzo Devito

    Comment by Anonymous — 4 July 2006 @ 12:30 pm | Reply

  2. “L’ITALIA CE LA PUO’ FARE”

    riforme strutturali, concorrenza e liberalizzazioni, 7 giorni per aprire un’impresa, il nodo dei salari più bassi d’Europa

    L’Italia ce la può fare. E’ ancora possibile invertire la rotta sia rispetto ai segni concreti di declino, sia rispetto alla retorica del “declino inevitabile”. La crisi italiana è vera e profonda, ma troppo spesso è descritta come ineluttabile ed irreversibile. Non è così.

    Certo, occorre voltare pagina. Un sistema dei partiti vecchio, eppure ancora troppo potente e costoso, inchioda il paese e la politica italiana a risse di fazioni, a scontri di tifoserie: e da oltre un decennio, a maggioranze troppo timide rispetto alle grandi urgenze di cambiamento, si contrappongono opposizioni dedite a tentare di scalzare e demonizzare i Governi, ma incapaci di sfidarli sul terreno di solide controproposte di riforma. Così, si moltiplicano le occasioni e i fenomeni di sterile conflittualità, che fanno il gioco delle componenti più illiberali e conservatrici dei due schieramenti, così come delle mille lobby impegnate a proteggere i propri privilegi, mentre si impediscono quei confronti che nutrono le democrazie, rendono più saldo il tessuto civile e aiutano il prevalere, dentro e fuori i Poli maggiori, delle forze liberali e riformatrici.

    Per questo, occorre una terapia d’urto, e bisogna ripartire da un’attenzione nuova alla questione sociale del nostro tempo. Servono non maggiori protezioni ma una più concreta offerta di chances al popolo dei “non garantiti”: occorre un vero e proprio “statuto degli outsider”, di quanti (consumatori, giovani, imprenditori del rischio e dell’innovazione, donne, lavoratori del privato, disoccupati, sottoccupati, pensionati sociali e al minimo, immigrati) sono e restano fuori dal fortino delle garanzie e dei privilegi. Questa Italia degli “outsider”, dei “non garantiti”, di fatto priva di tutele, è oggi senza volto e senza voce, silenziata prima ancora che silenziosa.

    Condizione preliminare, senza dubbio, è rappresentata dal risanamento dei conti pubblici. Esprimiamo per questo fiducia e sostegno nell’opera del Ministro dell’Economia. Ma, nello stesso tempo, riteniamo che vi siano altre tre priorità da incardinare ed affrontare.

    1. L’economia italiana non ripartirà finché non verrà liberata dai mille vincoli che bloccano la concorrenza e consentono l’accumularsi di rendite pagate dagli outsider. Occorre imboccare con decisione la via delle liberalizzazioni: questa deve essere la priorità della politica economica. In questo senso, proponiamo alcune concrete e urgenti possibilità di intervento, che dovrebbero accompagnarsi ad un rinnovato sforzo e a significativi investimenti delle imprese (sostenute, in questo, da una decisa iniziativa politica a livello nazionale e locale) nell’innovazione di processo e di prodotto, anche come condizione per un’effettiva capacità di attrarre nuove risorse e di competere su scala internazionale.

    a. La competizione e la liberalizzazione nel settore dei servizi di pubblica utilità, anche a livello locale, in una corretta suddivisione dei ruoli tra pubblico e privato, è una priorità assoluta per il paese. Come ha sottolineato il Governatore della Banca d’Italia, la concorrenza è per definizione un agente di giustizia sociale: e il superamento delle rendite monopolistiche e oligopolistiche, con relativa riduzione dei costi dei servizi, è un fattore fondamentale di miglioramento delle condizioni di vita in primo luogo delle fasce più povere della popolazione.

    b. Servono azioni concrete in termini di “riforme senza spesa”: ad esempio, il superamento degli ordini professionali (per contribuire a riaprire una società chiusa, segnata dal peso di lobby e corporazioni), e l’abolizione del valore legale del titolo di studio universitario (per garantire uno shock nel segno della competizione positiva, dell’invito ai giovani a scommettere su di sé più che sul possesso di un pezzo di carta).

    c. Occorre ridurre a 7 giorni al massimo il tempo necessario all’apertura di una nuova impresa, comprimendo tempi e caratteristiche degli adempimenti amministrativi, o comunque generalizzando criteri di silenzio-assenso e di autocertificazione: intanto, l’impresa apra e proceda, e poi provveda al completamento dell’iter burocratico.

    2. Non è possibile rinviare ancora l’apertura del dibattito sulle riforme strutturali, in Italia ferme da troppo tempo, e sempre differite e rinviate. E’ necessario che da subito, e comunque nella prima parte della legislatura, si ponga mano alla questione della sanità, del pubblico impiego e delle pensioni, a partire dall’innalzamento dell’età media effettiva di pensionamento, in una nuova alleanza tra padri e figli, e con atti di generosità dei primi nei confronti dei secondi. Ma attenzione, i tagli da soli non servono. Interventi finanziari non accompagnati da un cambiamento delle regole sono effimeri: occorre cambiare le regole che sono alla base della crescita della spesa pubblica.

    3. In termini di mercato del lavoro, occorre ripartire dal Libro Bianco di Marco Biagi. Certo, non possono essere solo i lavoratori a correre i rischi della flessibilità: ma sbarazzarsi della Legge 30 sarebbe un grave errore. Va invece riequilibrata e completata, e proprio nella direzione del Rapporto Biagi, e quindi riscrivendo il sistema degli ammortizzatori sociali, che in questo paese hanno finito spesso per tutelare troppo pochi (su 100 persone che perdono il lavoro, in Italia, solo 17 hanno una qualche forma di tutela). Ecco perché bisognerebbe -invece- pensare al modello inglese, con un sussidio di disoccupazione, e un meccanismo di “welfare to work”. Contestualmente, occorre affrontare il nodo dei salari italiani, tuttora tra i più bassi d’Europa. E’ necessario e possibile detassare per cinque anni gli aumenti salariali, e prevedere una riforma dei contratti che leghi la parte variabile dei salari ai risultati raggiunti e alla produttività. I sacrifici non possono essere sostenuti da una sola parte.

    Occorre più coraggio. E una coraggiosa politica di riforme e di modernizzazione avrebbe la doppia caratteristica di rimettere il paese in movimento e -insieme- di aiutare i più deboli.

    Ha detto Tony Blair: “Ogni volta che ho introdotto una riforma, mi sono pentito solo di non essermi spinto ancora più avanti”. Invitiamo Governo, Parlamento, forze politiche e sociali a tenere questa citazione come monito e come bussola.

    ____________

    appello promosso da Daniele Capezzone
    (Presidente della Commissione Attività produttive della Camera)

    questi i nomi di alcuni tra i primi firmatari:

    – Alberto Alesina, Economia, Harvard University
    – Giuliano Da Empoli, Direttore di “Zero”
    – Gian Maria Fara, Presidente dell’Eurispes
    – Natale Forlani, Amministratore Delegato di “Italia Lavoro”
    – Oscar Giannino, Vicedirettore di “Finanza e Mercati”
    – Francesco Giavazzi, Economia, Università Bocconi di Milano
    – Massimo Lo Cicero, Economia dello sviluppo, Università di Roma La Sapienza
    – Pio Marconi, Sociologia del diritto, Università di Roma La Sapienza
    – Alberto Mingardi, Direttore generale Istituto Bruno Leoni
    – Fiorella Kostoris Padoa Schioppa, Economia, Università di Roma La Sapienza
    – Fabio Pammolli, Direttore di “Istituzioni Mercati Tecnologie”
    – Gaetano Romano, Presidente Associazione Nazionale Praticanti e Avvocati
    – Florindo Rubbettino, Editore
    – Luca Solari, Direttore del Centro di ricerca interdipartimentale Work, Training & Welfare, Università degli Studi di Milano
    – Carlo Stagnaro, Direttore dipartimento “Ecologia di mercato” Istituto Bruno Leoni
    – Secondo Tarditi, Economia, Università di Siena
    – Chicco Testa, già Presidente dell’Enel

    firma l’appello su http://www.radicali.it

    Comment by Anonymous — 4 July 2006 @ 2:34 pm | Reply

  3. Partite denunce in tutte le città contro la serrata

    I cittadini hanno bombardato di telefonate la sede del Movimento per la Difesa del Cittadino manifestando il loro appoggio al decreto Bersani e contro la difesa corporativa di poche migliaia di persone

    Milano, 4 luglio 2006 – La sede nazionale del Movimento Difesa del Cittadino (Mdc) ha ricevuto tra ieri e oggi circa un migliaio di telefonate di cittadini che manifestano il loro appoggio ai provvedimenti Bersani di liberalizzazione e in particolare si schierano contro la “serrata” dei tassisti.

    E’ quanto si legge in un comunicato diffuso dal Movimento di Difesa del Cittadino (Mdc).
    “Il Movimento Difesa del Cittadino – si legge nella nota – sta presentando denunce per interruzione di servizio di pubblica necessità (art. 331 C.P.) in tutte lecittà dove i tassisti non solo hanno effettuato vere e proprie ‘serrate’ ma stanno bloccando il traffico dei mezzi pubblici. Questa gravissima situazione richiede interventi immediati dei prefetti e della forza pubblica che garantisca la libera circolazione e il diritto dei cittadini di muoversi in città”.

    “Anche la Commissione di Garanzia sugli scioperi – prosegue la nota – deve intervenire immediatamente per dichiarare illegittime queste agitazioni che trovano come unica spiegazione la difesa corporativa di poche migliaia di persone”.

    “Chiamiamo tutti i cittadini a una reazione democratica e civile a un’agitazione scomposta e di interessi corporativi – dichiara Antonio Longo, presidente del Movimento Difesa del Cittadino -. Mandino e-mail e lettere ai parlamentari della propria regione a sostegno dei provvedimenti del decreto Bersani”.

    “Roma e Milano hanno un rapporto taxi/popolazione che è la metà di quello delle maggiori capitali europee (2/1000 contro 4,5/1000 di Parigi, Berlino, Madrid, Londra) – prosegue Longo – ciò rende estremamente difficoltoso usufruire del taxi da parte dei cittadini soprattutto nelle ore di punta, in quelle notturne e nei festivi. Richiamiamo anche i sindaci alle loro responsabilità: prendano nettamente posizione a favore della liberalizzazione delle licenze. Così pure i sindacati dei lavoratori non devono avere dubbi e devono schierarsi a favore di misure che avranno effetti positivi su tutti i cittadini e in particolare sui giovani disoccupati,creando nuove opportunità di lavoro”.

    Comment by Anonymous — 5 July 2006 @ 9:33 am | Reply


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